Conto corrente pignorato: cosa puoi salvare e cosa no
Se l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha pignorato il tuo conto, non tutte le somme presenti sono aggredibili allo stesso modo: stipendi e pensioni già accreditati restano protetti fino a tre volte l’assegno sociale, circa 1.638 euro nel 2026. Sapere cosa è davvero pignorabile — e come opporsi se la soglia non è stata rispettata — è la differenza tra restare senza liquidità e difendere il minimo necessario a vivere.
Come nasce il pignoramento del conto
Il pignoramento presso terzi sul conto corrente (art. 72-bis DPR 602/1973) è la procedura esecutiva più rapida a disposizione dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione: non richiede l’intervento preventivo di un giudice, ed è attivabile su cartelle esattoriali non pagate, non rateizzate e non impugnate entro i 60 giorni dalla notifica.
A differenza del fermo amministrativo, non esiste una comunicazione preventiva dedicata: il termine di 60 giorni della cartella è, di fatto, l’unico preavviso disponibile. Una volta scaduto, l’atto di pignoramento viene notificato sia al debitore sia alla banca, che è obbligata ad accantonare le somme dovute.
Quanto può essere pignorato
Le regole cambiano a seconda della natura delle somme presenti sul conto.
Somme diverse da stipendio e pensione
Non godono di alcuna protezione specifica e sono pignorabili per intero, fino a coprire il debito.
Stipendio e pensione già accreditati sul conto
Qui la protezione è più ampia: le somme già accreditate sono impignorabili fino a tre volte l’assegno sociale (circa 1.638,69 euro nel 2026). Solo la parte eccedente questa soglia segue le percentuali ordinarie di pignorabilità.
| Reddito mensile lordo | Quota massima pignorabile (sulla parte eccedente la soglia) |
|---|---|
| Fino a 2.500 € | 1/10 |
| Da 2.500 a 5.000 € | 1/7 |
| Oltre 5.000 € | 1/5 |
Pensioni: una tutela aggiuntiva
Le pensioni godono di un margine ulteriore: sono impignorabili fino a due volte l’assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro — soglia che nel 2026 corrisponde a circa 1.092 euro. Solo l’importo eccedente segue le percentuali della tabella sopra.
Accrediti futuri
Il pignoramento non riguarda solo il saldo presente al momento della notifica: la banca è tenuta a accantonare anche gli accrediti in arrivo nei 60 giorni successivi, fino al raggiungimento della somma dovuta. È un aspetto spesso sottovalutato: anche uno stipendio accreditato il giorno dopo la notifica può finire nel vincolo.
Cosa fare appena scopri il pignoramento
1. Verifica la notifica
Il pignoramento deve esserti stato notificato regolarmente. Un vizio di notifica — indirizzo errato, mancata consegna, irregolarità della relata — può renderlo inefficace, ma va fatto valere formalmente, non semplicemente segnalato in banca.
2. Controlla che le soglie di impignorabilità siano state rispettate
È l’errore più frequente da parte degli istituti bancari: se il conto riceve esclusivamente stipendio o pensione, la banca deve applicare le franchigie sopra descritte. Se non lo ha fatto, hai diritto a un’opposizione.
3. Valuta la rateizzazione
Chiedere la dilazione della cartella sottostante e pagare la prima rata prima che le somme vengano assegnate al creditore dal giudice dell’esecuzione può bloccare la procedura in corso. È una finestra stretta: più si aspetta, più diventa difficile intervenire in tempo utile.
4. Presenta opposizione, se ci sono i presupposti
Le opposizioni si presentano al giudice ordinario (tribunale), non alla Corte di giustizia tributaria:
- Opposizione all’esecuzione (art. 615 c.p.c.) — quando contesti il diritto di procedere, ad esempio perché il debito è già estinto o prescritto
- Opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.) — quando contesti vizi formali della procedura, inclusa la mancata applicazione delle soglie di impignorabilità
I termini per queste opposizioni sono stretti — tipicamente 20 giorni dalla conoscenza dell’atto — per cui la tempestività è decisiva.
Un dettaglio che frega molti: il conto cointestato
Su un conto cointestato con firma disgiunta, si presume che le somme appartengano ai contestatari in parti uguali. Questo significa che, salvo prova contraria documentata, metà del saldo può considerarsi aggredibile anche se il debito è di uno solo dei titolari. Dimostrare che le somme provengono esclusivamente dal reddito del cointestatario non debitore è possibile, ma richiede prove concrete — estratti conto, provenienza degli accrediti — da produrre tempestivamente.
Gli errori più frequenti
Pensare che il conto sia “salvo” perché cointestato. Senza prova della provenienza distinta delle somme, la cointestazione protegge molto meno di quanto si creda.
Aspettare la prossima cartella pensando di avere ancora tempo. Il pignoramento arriva senza ulteriore preavviso oltre ai 60 giorni della cartella originaria: quando la lettera della banca comunica il blocco, la procedura è già formalizzata.
Non verificare le soglie applicate dalla banca. Molti istituti applicano le franchigie in modo automatico ma non sempre corretto, specialmente quando sul conto confluiscono anche altre entrate oltre allo stipendio.
Rateizzare senza prima valutare i vizi dell’atto. Come per la cartella sottostante, chiedere la dilazione comporta il riconoscimento del debito: se esistono margini di contestazione, vanno valutati prima.
In sintesi
- Verifica subito se le somme pignorate sono ordinarie o rappresentano stipendio/pensione già accreditati
- Controlla che la banca abbia applicato correttamente le soglie di impignorabilità
- Se il conto è cointestato, raccogli le prove sulla provenienza delle somme
- Valuta la rateizzazione della cartella sottostante come leva per bloccare la procedura
- Se ci sono vizi di notifica o di calcolo, presenta opposizione entro i termini stretti previsti
Il tuo conto è stato pignorato o hai ricevuto la comunicazione dalla banca?
Nei pignoramenti presso terzi il tempo per agire si misura in giorni, non in settimane: verificare le soglie applicate e i vizi dell’atto nei tempi corretti fa la differenza tra recuperare liquidità o restare bloccati per mesi.
Il team di consulenza fiscale e tributaria analizza l’atto di pignoramento, verifica il rispetto delle franchigie di legge e imposta, insieme al reparto legale, l’eventuale opposizione nei termini.
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Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa e sono aggiornate alla normativa vigente al momento della pubblicazione. Ogni situazione presenta specificità che richiedono una valutazione professionale dedicata.
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